Al via la rubrica “La storia di Manziana e Quadroni” a cura di Stefania De Prai

Esordisce oggi la rubrica “La storia di Manziana e Quadroni” a cura di Stefania De Prai.
L’iniziativa, proposta e fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, è scaturita dal desiderio di condividere piccoli e grandi pezzetti di storia locale con il maggiore numero possibile di Cittadini:
“Grazie al lavoro e allo studio approfondito della Dott.ssa De Prai che ha accettato con slancio la nostra proposta, nasce oggi questa rubrica che avrà una cadenza mensile e che sono sicuro servirà ad arricchire lo spirito di appartenenza della nostra comunità, tenendo vive e rinverdendo le nostre radici- dichiara il Sindaco Bruno Bruni – Un’occasione per i manzianesi da una vita ma anche per chi magari da poco si è trasferito nel nostro paese: conoscere il nostro passato è sicuramente un modo per costruire il nostro futuro. Buona lettura e grazie ancora alla Sig.ra De Prai per il suo contributo e la sua preziosa collaborazione.”

Il primo appuntamento è dedicato a Tommaso Mariotti, uno dei caduti manzianesi durante la prima guerra mondiale.

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I CADUTI DI GUERRA DI MANZIANA: TOMMASO MARIOTTI, IL FIGLIO DELLA TERRA di Stefania De Prai

Tommaso Mariotti non era nato a Manziana, bensì a Fabriano il 2 Luglio 1888. La sua famiglia probabilmente dopo pochi anni si trasferì a Manziana. Di certo nel 1892, suo padre Giovanni Mariotti, figlio di Angelo e Teresa Sartarelli, nato ad Arcevia (una cittadina vicino a Fabriano, allora, di quasi 9.500 abitanti), con Tommaso e Rosa Palmieri di Fabriano, si trova già a Manziana. Infatti, il 6 settembre di quell’anno gli nasce il figlio Aurelio nell’abitazione in Corso Vittorio Emanuele 120. Una delle ultime case del paese posta poco prima dell’alberato viale della Maddalena, così detto per la ora scomparsa chiesetta di S. Maria Maddalena. Stavano forse lontani dalla piazza ma beneficiavano di un fontanile (la zona era detta anche “contrada fontana”) proprio di fronte all’abitazione; e di quei tempi dove poche case avevano l’acqua corrente, era una cosa buona.
Perché Giovanni, dopo aver lasciato Arcevia per Fabriano, dove ha incontrato la sua Rosa, ha lasciato un centro importante (quasi ventimila abitanti) vivace per le numerose cartiere per un borgo nascosto dai boschi come Manziana? Manziana che nel censimento del 1881 ha solo 1.384 abitanti? Forse una delle spiegazioni potrebbe essere proprio nella industrializzazione della città. Per Fabriano erano anni agitati da tumulti e rivendicazioni sindacali, aggravati dal carovita per la famigerata “tassa sul macinato”, in una città dove la famiglia Miliani la faceva da padrone assorbendo tutte le altre cartiere. Tra le altre, nel 1887, i Miliani acquisiranno anche la Cartiera Mariotti (ma sono solo degli omonimi dei nostri, credo). Gli scontri erano violenti; si pensi che nel 1889 a Fabriano i dimostranti assediarono i carabinieri che si erano asserragliati nel Palazzo del Podestà; dovette arrivare un battaglione di 80 carabinieri che effettuarono 19 arresti tra i manifestanti. Fu per questo che i Mariotti si trasferirono; magari Giovanni era stato tra i dimostranti? E’ solo una ipotesi. Un dato però fa sospettare che Giovanni fosse un acceso anticlericale e, presumibilmente, un anarchico (il movimento anarchico era molto rilevante a Fabriano) perché lui e Rosa Palmieri non erano sposati. Adesso che una coppia, magari con un figlio, viva “more uxorio” col solo vincolo del reciproco amore, è quasi una normalità, ma allora era un’aperta sfida alle convenzioni della chiesa e dello stato “borghese”, e come il solito era la donna che ne pagava lo scotto maggiore. Perciò Rosa ne doveva avere di coraggio! Questo lo si evince dall’atto di nascita (e nel contempo di morte per via della croce segnata a lato del nome) del piccolo Aurelio. Infatti, Giovanni (che allora aveva 37 anni e doveva essere nato nel 1855) era riconosciuto come padre (testimoni Settimio Vannini, possidente di 27 anni e Leopoldo Viti, impiegato di 26), ma la maternità era indicata come: “dalla sua unione con donna non maritata, non parente, né affine nei gradi che ostano il matrimonio oltre il riconoscimento”. E così Rosa sarà segnalata pure nei documenti per la nascita della figlia Ermelinda, il 5 agosto 1893 (testimoni Eugenio Pucci, calderaio di 48 anni e Sante Leopardi, campagnolo, di 41) e per quello del 28 luglio 1897, (testimoni Romano Teannoni, impiegato di 33 anni e Leopoldo Viti, impiegato di 28) per il figlio Germano. Cui forse Giovanni impose quel nome proprio per far capire che era figlio della stessa madre. Un’altra cosa si comprende dai documenti; Giovanni non li firma mai, tanto che chi allora faceva funzioni di Sindaco (l’assessore Serafino Rossi nel 1892, l’assessore Gioacchino Fara nel 1893 e l’assessore Romualdo Brocchi nel 1897) segnava “Letto il presente atto a tutti gli intervenuti è stato da essi firmato ad eccezione del dichiarante perché illetterato.” Insomma, Giovanni non sapeva scrivere neanche il nome; cosa per altro comune perché nel 1881 era “illetterato” il 61,03 per cento dei maschi e il 73,5 delle femmine.
Sempre dai documenti, Giovanni Mariotti risulta esercitare la professione di “campagnolo”, cioè era un contadino che coltivava anche terreni di sua proprietà o concessione esclusiva.
E quegli anni di fine secolo sono per Manziana anni di lotta per la risoluzione dei rapporti con il Pio Istituto di S. Spirito, che si concluderanno nel 1903, con l’affrancamento delle servitù baronali e il riscatto dei terreni ai Quarti e di Macchia Grande (formalizzata il 28 giugno 1904; nel Comune una lapide lo ricorda) e la nascita dell’Università Agraria.
Sarà che a Manziana, in fondo, una rivoluzione c’era stata, oppure perché i figli stavano crescendo, ma proprio nel 1903, il 30 dicembre, Giovanni e Rosa, fanno il gran passo. Dopo almeno sedici anni assieme, alla verde età di 49 e 44 anni (Rosa era nata nel 1859, inoltre risulta figlia del fu Francesco e di madre non menzionata, perciò anche suo padre era un anticlericale e lei era il frutto di una libera unione) davanti all’assessore facente funzione di sindaco, Angelo Bonini e con quali testimoni Luigi Ercoli, messo comunale di 49 anni e Pietro Vagni, calderaio di 22, formalizzano la loro unione sposandosi e nel contempo legittimando i ragazzi. E finalmente Rosa diventa legalmente la madre dei suoi figli!
Dallo Stato delle Anime della parrocchia S. Giovanni Battista risulta che nel 1908 i Mariotti abitavano ancora in Corso Vittorio Emanuele, nella stessa casa assieme a Giuseppe Mariani, campagnolo, e sua moglie Enrica De Sanctis, forse i proprietari dell’immobile. Accanto viveva la famiglia di Domenico Rossi, campagnolo, con la moglie Cecilia Bravi e le figlie Francesca, Rosa e Caterina. Più in là abitava Pietrone Sidoretti il vetturale con la madre Anna Braccini e la moglie Giuditta Zappini. Mentre di fronte, su un terreno di Tito Tittoni, il costruttore Serafino Rossi sta’ costruendo una casa che nel 1910 verrà acquistata dal comandante Luigi Resio per le vacanze con la moglie Irene Enderle e i loro figlioletti. Un piccolo mondo che adesso non c’è più, stravolto dall’urbanizzazione del secondo dopoguerra ma che possiamo in parte rivedere in una cartolina di Manziana di fine ottocento (fig.1). E chissà se tra gli abitanti immortalati dallo scatto non ci siano anche i nostri Mariotti.
Il tempo passa e i giovani Mariotti come il padre diventano contadini e lo aiutano nei campi, ma a differenza di lui imparano a leggere e scrivere. A Manziana intanto il 18 aprile 1909 ci si affranca anche dalle servitù civiche e arriva l’illuminazione a gas acetilene. Una foto con il sindaco Saverio Ceciarelli viene fatta durante i festeggiamenti; chissà se tra la folla c’è anche Giovanni Mariotti. Sicuramente manca il figlio Tommaso perché nel 1908, a 20 anni, è partito per il servizio di leva che allora dura due anni. Dovrebbe rientrare nel 1911, ma scoppia la guerra di Libia. Non so’ però se vi partecipò anche lui come accadde al coetaneo Mariano Fara ed altri. Poi, nel luglio 1914 scoppia la Grande Guerra; l’Italia è ancora neutrale ma gli animi sono accesi e si discute tra interventisti e no. Nel frattempo, a prova che si avvicinano tempi cupi, oltre alle classi di leva si cominciano a richiamare le classi della riserva. Così, nel gennaio del 1915 c’è il richiamo anticipato della classe di leva 1895 e inizia il richiamo della riserva della Milizia Mobile con le classi 1882- 1888 e poi della Milizia Territoriale dal 1876 al 1881. Il paese comincia a svuotarsi e Tommaso è tra quanti partono. Viene arruolato nel 81 Reggimento di Fanteria che fa parte della Brigata Torino che combatte sul fronte dolomitico, soprattutto al Col di Lana. Al fronte incontrerà altri manzianesi, come risulta da una lettera a casa del sergente Giovanni Fara (morirà il 5 luglio del 1915 sul Podgora) che dice: “Nel momento che scrivo Paolo, Ettorino Raiti, Bianchini, Bachiocchi, Vivenzio, Mariotti, Decarolis, che sono tutti con me, e chi incontri di casa loro farai tanto piacere di salutarli a nome di tutti, mentre scrivo gli altri sono in riga e io sono con li sergenti miei collega a mangiare le patate, di nuovo ti saluto credimi tuo fratello G.(iovanni) Fara”.
Tommaso Mariotti non viene ferito in combattimento ma le condizioni nella promiscuità delle trincee lo fanno ammalare. Il freddo, la carenza di ripari e di igiene personale per settimane, il cibo mal conservato e mangiato tra la sporcizia e la mancanza di latrine erano solo alcune delle cause che contribuivano alla diffusione di germi, batteri e virus. Probabilmente si ammala di tubercolosi ed è così grave che lo rimandano a casa. Tommaso Mariotti, infatti, muore a Manziana nell’abitazione in Corso Vittorio, il 19 Agosto 1916, a poco più di un mese dal suo ventottesimo compleanno. Il padre Giovanni, il giorno dopo, andrà in Comune a denunciarne la morte con Pietro Verbigrazia, muratore, di 53 anni, Augusto Castellani, muratore, di 30 e Giovanni Aloisi, campagnolo, di 56, quali testimoni. Non verrà riportato che era un soldato, ma soltanto che era celibe e di professione contadino; uno dei tanti figli della terra che la guerra aveva distrutto. Probabilmente lo seppellirono nel Cimitero di Manziana ma adesso non c’è più traccia della sua tomba.
La morte del figlio maggiore e la partenza di Germano, che nello stesso 1916 verrà forse chiamato con le classi 1896 e 1897, segneranno anzitempo Giovanni Mariotti. Morrà il 16 novembre del 1923 a casa sua accudito da Rosa; testimoni dell’atto saranno Salvatore Scalpellini, fornaio di 26 anni, Giuseppe Arditi, messo di 36, Agostino Vagni, calderaio di 28 e Alessandro Lari, impiegato di 22, quest’ultimo di Roma. Suo figlio Germano, anche lui campagnolo ed esperto conciatore di grano per la semina, nel 1925 sposerà Maddalena Camilletti e quando l’anno dopo avranno un figlio lo chiamerà, ovviamente, Giovanni. Però quando nel 1938, all’alba di un nuovo conflitto, nascerà un altro figlio, gli darà il nome del fratello, Tommaso.
Tomassino nel 1943 aveva appena cinque anni. Adesso accanto alla casa sul Corso Vittorio Emanuele avevano costruito il cinema “Augusto”, e il fontanile gli è stato spostato sul cantone (ora il cinema è un negozio e il fontanile è ricordato da una fontanella ad angolo con via Tito Salvatori). S’alzava presto Tomassino e come un’allodola cantava felice al nascere del giorno. Con dispetto di un vicino, un raggrinzito vecchietto il quale, dopo una vita di levatacce, amava poltrire a letto ed era disturbato da quel trillare indiavolato. «Terremoto! Proprio davanti a me dovevi capire!» borbottava.
Ma Tomassino non ci badava. Forse non capiva neanche che c’era una guerra e che proprio il giorno prima si era sparato fuori del paese. Non sa’ nulla dell’Armistizio, solo che quella mattina quando si era svegliato aveva scoperto che stava solo in casa. La mamma fuori in faccende mentre il papà a lavorare nei campi col fratello Giovanni. Così lui era sgattaiolato per strada.
Allora, li aveva visti. In un silenzio irreale che sembrava avere avvolto il paese, per la via deserta, i soldati dalla croce uncinata marciavano rasente i muri delle abitazioni, armi spianate e sguardo teso. E quel soldo di cacio di Tommasino stava impalato in mezzo al selciato a osservare con la bocca spalancata quella fiumana che, avanzando a passo cadenzato, gli passava ai lati per sciamare in paese. Solo, contro l’esercito nazista! Intanto si udiva un gran rombo: arrivavano i carriarmati.
Poi, dall’uscio della sua casa era sbucato il vecchietto brontolone e, presolo risolutamente per mano, l’aveva trascinato al riparo.
Fu questa la guerra che affrontò l’altro Tommaso Mariotti.

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Foto 
Fig.1 – Manziana- Passeggiata ai Quadroni (Contrada la fontana). Cartolina Fine ottocento.
Fig.2 – Manziana- Viale S.M. Maddalena ed Edificio scolastico (sarà costruito nel 1912) Cartolina primo decennio del novecento.
Fig.3 – Manziana – Viale S.M. Maddalena (si vede il Cinema Augusto con il lavatoio all’angolo; via Tito Salvatori non c’è ancora). Cartolina 1920-1925 circa.
Fig. 4 Foto – Festeggiamenti con il sindaco Saverio Ceciarelli il 18 aprile 1909 per l’affrancamento delle servitù civiche e l’illuminazione a gas acetilene.
Fig. 5 – Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Nascita 1892, n. 46. Mariotti Aurelio di Giovanni.
Fig. 6 – Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Nascita 1894, n. 29. Mariotti Ermelinda di Giovanni.
Fig. 7 – 8 Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Nascita 1897, n. 35. Mariotti Germano di Giovanni.
Fig. 9 – Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Matrimonio 1903. N. 19. Mariotti Giovanni – Palmieri Rosa.
Fig 10 – Archivio Diocesano di Sutri, Parrocchia S. Giovanni Battista Manziana, Stato delle Anime 1908.
Fig -11-12 – Archivio famiglia Fara-Sidoretti. Lettera del 1915 s.d. di Giovanni Fara.
Fig.13 – Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Morte, 1916, parte I° n. 30, Atto di morte di Mariotti Tommaso di Giovanni.
Fig.14 – Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Registro Atti di Morte, 1923, parte I° n. 37, Atto di morte di Mariotti Giovanni fu Angelo.
Fig. 15 Foto. Germano Mariotti, fratello del caduto Tommaso Mariotti.

Bibliografia
– Archivio Diocesano di Sutri, Parrocchia S. Giovanni Battista Manziana, Stato delle Anime 1908.
– Comune di Manziana, Archivio Anagrafe;
Registro Atti di Morte, 1916, parte I° n. 30, Atto di morte di Mariotti Tommaso di Giovanni
Registro Atti di Morte, 1923, parte I° n. 37, Atto di morte di Mariotti Giovanni fu Angelo
Registro Atti di Nascita 1892, n. 46. Mariotti Aurelio di Giovanni
Registro Atti di Nascita 1894, n. 29. Mariotti Ermelinda di Giovanni
Registro Atti di Nascita 1897, n. 35. Mariotti Germano di Giovanni
Registro Matrimoni. 1903. Atto n. 13. Mariotti Germano fu Angelo – Palmieri Rosa fu Franco.
– Archivio famiglia Fara-Sidoretti. Lettera del 1915 s.d. di Giovanni Fara.
-Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-18: vol. I, Brigate di fanteria.
Ministero della Guerra, Stato Maggiore del R. Esercito, Ufficio Storico 1924 Roma Provveditorato generale dello Stato.
http://www.cadutigrandeguerra.it/CercaNome.aspx
https://www.difesa.it/…/Commi…/Pagine/Ricerca_sepolture.aspx
https://www.storiaememoriadibologna.it/fanteria-81-e-82-reg…
http://espresso.repubblica.it/…/05/23/news/malattie-1.166559
http://www.fabrianostorica.it/cronologia/XIXsec.htm

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